Inauguriamo la sezione delle compilations con questa Hot Water Noise (Rumore per Organi Caldi), composta di musica cattiva e violenta, veloce ma anche no, tribale quando necessario, potente sempre e comunque!
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C01 – Hot Water Noise
feb 15
| # | Autore | Titolo |
|---|---|---|
| 1 | Pink Floyd | Atom Heart Mother |
| 2 | Uriah Heep | Salisbury |
| 3 | Sonic Youth | The Diamond Sea |
| 4 | Klaus Schulze | Satz: Ebene |
| 5 | Kraftwerk | Autobahn |
| 6 | Faust | Miss Fortune |
| 7 | The Velvet Underground | Sister Ray |
Questa la dedico a Marco Caizzi e alla sua straordinaria Radio Dio e a Filippotto, per allietargli 2 ore e mezza della sua prima domenica natalizia al Virtual Planet!
I don’t know why
You wanna impress Christgau
Ahh let that shit die
And find out the new goalKill Yr. Idols
| Autore | Titolo | Anno | Etichetta | Genere | Provenienza |
|---|---|---|---|---|---|
| Sonic Youth | Confusion Is Sex plus Kill Yr. Idols | 1983 | Neutral | No Wave | New York City, USA |
Furia primitiva. Questa è la prima cosa che viene in mente ascoltando Confusion Is Sex, il primo LP dei Sonic Youth, e Kill Yr. Idols, il loro secondo EP (ristampati insieme nel 1995).
Tutto è scordato, cupo, rumoroso, inquieto, le chitarre sono sbattute come fossero dei gong, le loro corde sono suonate con qualsiasi cosa che non sia un plettro, l’atmosfera è quella tipica della New York di fine ‘70 e inizio ‘80, quando nel circuito (molto) underground la no wave andava per la maggiore. Ma nonostante tutto, l’attitudine del gruppo tradisce la propria passione per il punk e nell’album c’è anche spazio per una cover di I Wanna Be Your Dog degli Stooges.
L’apice dell’album è però la title track dell’EP: Kill Yr. Idols, potente canzone che invoca la morte di Robert Christgau, il celebre giornalista musicale che ai tempi era il direttore del Village Voice, celebre rivista di New York. Il Village Voice aveva stroncato Confusion Is Sex e una sua stroncatura equivaleva ad essere pesantemente screditati nella scena newyorkese.
Thurston Moore, leader dei Sonic Youth, non la prese a bene e scrisse Kill Yr. Idols, chiamandola “I’ve killed Cristhgau with my big fuckin’ dick”.
Dal canto suo, Christgau per evitare ulteriori problemi, scrisse bene dell’EP Kill Yr. Idols, chiamando la recensione “I’ve killed Christgau with my big fuckin’ dick and now it don’t work no more”.
Questo tanto per dire che ficata doveva essere la scena underground newyorkese degli anni ‘80.
8 / 10
It’s an anthem in the vacuum on a hyperstation
Daydreaming days in a daydream nationTrilogy: b) Hyperstation
| Autore | Titolo | Anno | Etichetta | Genere | Provenienza |
|---|---|---|---|---|---|
| Sonic Youth | Daydream Nation | 1988 | Blast First! / Enigma | Noise Rock | New York City, USA |

Quale modo migliore per inaugurare la sezione Recensioni di questo sito se non quello di parlare di Daydream Nation?
L’ultimo album indipendente dei Sonic Youth (per 20 anni) e il più importante degli anni ‘80, almeno stando a guardare la miriade di classifiche che lo pongono al vertice del decennio.
I Sonic Youth nascono nel 1981 a Manhattan, influenzati dalla scena no wave di No New York, dalle composizioni avanguardistiche di Glenn Branca (del cui ensemble facevano parte Thurston Moore e Lee Ranaldo, i due chitarristi dei Sonic Youth), dalla psichedelica dei Velvet Underground e dal punk di gruppi come gli Stooges.
Traendo ispirazione da sonorità così varie, fu inevitabile un periodo di assestamento in cerca del sound giusto, quel noise che sarebbe diventato poi il marchio di fabbrica del gruppo.
Iniziando post-punk e no wave e pian piano rifinendosi sempre di più, i Sonic Youth nel 1987 tirarono fuori Sister, forse l’album della consacrazione del loro sound.
Ma sarà solo nell’anno successivo che avrebbero portato a termine il loro percorso musicale creando un disco che sarebbe rimasto nella storia.
Daydream Nation è il manifesto del noise rock, ed ancor di più, è il manifesto della musica dei Sonic Youth.
Se fino ad allora in studio non erano stati in grado di riprodurre fedelmente la tracimazione delle loro chitarre fuori dai canoni della forma canzone, in Daydream Nation la forma del live, le improvvisazioni e le sonorità perverse, trascinate e trascinanti, tutto è riportato al meglio su disco.
La melodicità di Thurston Moore, il punk di Kim Gordon e la follia di Lee Ranaldo, trovano un perfetto equilibrio nella divisione dell’album e le rispettive tracce si legano fra loro come se fossero, appunto, la scaletta di un live studiato al dettaglio.
La struttura sinusoidale del disco, che alterna fasi di pura energia a lunghe (ma mai faticose) derive noise, lo rende mozzafiato nel vero senso del termine: ci si trova, infatti, a trattenere il respiro nei pezzi più tesi, veloci e incazzati, e a non riuscire a rilasciarlo nei pezzi più tranquilli e sperimentali, terrorizzati delle sonorità inquiete che potrebbero riesplodere da un momento all’altro.
Daydream Nation è un uragano di chitarre, un inno politico, un disco punk. E tutto insieme diventa il capolavoro noise per eccellenza: un’opera che tutti gli amanti dell’indie amano perché amare quest’opera è ciò che definisce l’essere amanti dell’indie.
Ricordo la prima volta che l’ho sentito: stavo lavorando al pc e l’ho messo in sottofondo. Dopo 20 minuti mi sono reso conto che praticamente non stavo respirando né tantomeno lavorando. Tutta la mia mente e il mio corpo erano rivolti a questo disco, nel tentativo di assimilarlo, di fagocitarlo, di farlo mio per sempre.
Sensazioni di questo tipo mi sono venute solo per pochissimi altri album ed è ogni volta un’emozione straordinaria.
Uscite e compratelo, qualunque sia il vostro genere musicale preferito.
