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Copons’ top 10 records of 2009

Cosa dire per introdurre la mia classifica del 2009?
Potrei spendere qualche parola per giustificare il mese e mezzo di ritardo, ma cavolo, avevo troppi album che volevo metterci, e la scrematura è stata un’operazione lunghissima e faticosissima, sebbene piacevole.
E alla fine, non senza dubbi e ripensamenti dell’ultim’ora, questa è la mia personale classifica del 2009. Spero sarà di vostro gradimento!

# Copertina Autore Album Etichetta

1

The Flaming Lips

Embryonic

Warner Bros.

2

Vic Chesnutt

At the Cut

Constellation

3
The Hunches
Exit Dreams
In the Red
4 The xx xx
Young Turks
5 Pontiak Maker Thrill Jockey
6 Mos Def The Ecstatic Downtown
7 Oneida Rated O
Jagjaguwar
8 Neon Indian Psychic Chasms Lefse
9 Antipop Consortium Fluorescent Black Big Dada
10 Uochi Toki Libro Audio La Tempesta

Fuori classifica:

Edda – Semper Biot [Niegazowana]
The Flaming Lips – The Flaming Lips and Stardeath and White Dwarfs with Henry Rollins and Peaches Doing The Dark Side of the Moon [Warner Bros.]

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Neon Indian – Psychic Chasms

Autore Titolo Anno Etichetta Genere Provenienza
Neon Indian Psychic Chasms
2009 Lefse Electronica / Electropop Austin, USA / New York City, USA

psychic ChasmsTorno con la mente alle estati anni ‘80.
Torno ai miei nonni che mi strillano in spiaggia per qualche marachella che avevo fatto. Torno al cabinato nel bar dello stabilimento con il primo Super Mario Bros. e i ragazzi più grandi che non mi ci facevano avvicinare. Torno ai gelati di marche sconosciute che potevi trovare solo nei paesini più sfigati d’Italia.
Torno ai cartoni animati giapponesi di allora, con il loro aspetto kitsch, le loro storie che per gli adulti di allora erano così surreali e lontane e che per noi erano assolutamente realistiche, le loro sigle electropop pazzesche e insensate.
Torno ai suoni di plastica delle canzoni trasmesse dalle radio di allora, cose che a risentirle adesso metterebbero i brividi per la vergogna di aver vissuto un periodo come quello.
Torno con la mente alle estati anni ‘80 perché questo album mi ci fa tornare. Con la sua allegra prepotenza, con la sua solarità e con la sua voglia di revival di cose che però non si sono vissute. Perché i Neon Indian sono giovani, hanno più o meno la mia età, e gli anni ‘80 li hanno visti solo di striscio, nati a metà del decennio e cresciuti praticamente nei ‘90. Ma quel poco tempo, derivato da un periodo in cui si assorbe molto e molto si dimentica, è tutto condensato in Psychic Chasms.
Prendete i Daft Punk o i Justice (a seconda dei gusti), fondeteli con i Flaming Lips più pop; inserite il tutto in un mondo di sole sigle di cartoni animati giapponesi; aggiungete effetti sonori nonsense e suoni plasticosi a caso; pensate alle vecchie care spensierate estati dove evitavate in qualsiasi modo di fare i compiti per l’anno successivo delle elementari e giravate in bicicletta per il paese con le cicale e il brusio delle tv che usciva dalle finestre aperte come colonna sonora: otterrete questo album.

7.5 / 10

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