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Copons’ top 10 records of 2009

Cosa dire per introdurre la mia classifica del 2009?
Potrei spendere qualche parola per giustificare il mese e mezzo di ritardo, ma cavolo, avevo troppi album che volevo metterci, e la scrematura è stata un’operazione lunghissima e faticosissima, sebbene piacevole.
E alla fine, non senza dubbi e ripensamenti dell’ultim’ora, questa è la mia personale classifica del 2009. Spero sarà di vostro gradimento!

# Copertina Autore Album Etichetta

1

The Flaming Lips

Embryonic

Warner Bros.

2

Vic Chesnutt

At the Cut

Constellation

3
The Hunches
Exit Dreams
In the Red
4 The xx xx
Young Turks
5 Pontiak Maker Thrill Jockey
6 Mos Def The Ecstatic Downtown
7 Oneida Rated O
Jagjaguwar
8 Neon Indian Psychic Chasms Lefse
9 Antipop Consortium Fluorescent Black Big Dada
10 Uochi Toki Libro Audio La Tempesta

Fuori classifica:

Edda – Semper Biot [Niegazowana]
The Flaming Lips – The Flaming Lips and Stardeath and White Dwarfs with Henry Rollins and Peaches Doing The Dark Side of the Moon [Warner Bros.]

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Edda – Semper Biot

Io e te, io e te
Tu vieni solo per uccidere
Ammazzami, se ci riesci, finiscimi

Io e Te

Autore Titolo Anno Etichetta Genere Provenienza
Edda Semper Biot
2009 Niegazowana Indie Rock / Alternative Rock Milano, Italia

Doverosa premessa:
Scrivere una recensione negativa o mediocre o discreta (diciamo, in voti, da 0 a 8) è facilissimo: ci si limita a descrivere pro e contro, magari una rapida sintesi della carriera dell’artista e via.
Scrivere una recensione molto positiva (da 8.5 in su) per un album di anni fa è ugualmente facile: si hanno molti riferimenti e spunti da poter prendere e si sa già il mondo come la pensa, quindi non ci si espone a brutte figure.
Ma quando si da del capolavoro a un album appena uscito, allora i rischi sono tantissimi e i tentennamenti idem.
Sono passati mesi dall’uscita di questo album, e io l’ho sentito a cadenza regolare almeno una volta a settimana, a volte di più. E ogni volta mi dicevo: “Gli dò 10, cazzo”, poi me lo rimangiavo, proprio per evitare figuracce.
Ma ad ogni ascolto la voglia di assegnare la perfezione al disco aumentava e aumentava.
E alla fine mi sono deciso a dargli 9.5. Ma solo perché voglio riservarmi la possibilità di cambiare il voto fra qualche tempo… :D

Dopo tredici anni di buio e dimenticanza, di eroina e riabilitazione, di lontananza dalle scene e ritorno da muratore, arrivano su YouTube dei filmati di un vecchio cantante, Stefano “Edda” Rampoldi, relativamente famoso negli anni ‘90 per il suo gruppo rock, i Ritmo Tribale.
Quei pezzi, intimi e intensi, si fanno notare dall’etichetta indipendente Niegazowana, e alla fine esce il disco, Semper Biot.

Edda, fragile, canta o per meglio dire recita le sue intime ferite, la sua vita sconvolta, le sue crisi religiose, la sua sessualità, la tossicodipendenza e il perdersi all’Ikea.
Su uno sfondo di chitarra acustica e di minimalistici violini e synth, la sua voce assurda e complicata, così fastidiosa e difficile da apprezzare nei primi ascolti, si dipana struggente attraverso le storie narrate dell’album.
Usa una poetica frammentaria e tagliente, allegorica e onirica, ironica e oscura, che si integra perfettamente con lo stile di Semper Biot.
La timidezza di Edda è palpabile, reale come i temi trattati, e allo stesso tempo è sfuggente, sovrastata da dolcezza e rabbia, e da qualsiasi altra emozione possibilie nella gamma emotiva di un uomo dalle analoghe esperienze.
La potenza di questo album è proprio nello svelamento di tutte le debolezze più interiori e nascoste, il doloroso realismo comunicato, la verità trasudata, la sincerità espressa da Edda, il suo mettersi a nudo (“per semper biot”, cioè “per sempre nudo” in milanese).

L’unica nota dolente, se così può essere chiamata, è il grande sforzo necessario ad approcciare Semper Biot.
Oltre alla mia esperienza personale, la maggior parte dei commenti relativi all’album sono proprio di disappunto e perplessità per i primi ascolti, e di amore incondizionato dopo qualche settimana.
Il fatto è che il minimalismo della musica e l’atipicità della voce di Edda sono un grosso ostacolo potenzialmente per chiunque. Ma se si ha la fortuna di rimanerne comunque attratti e si continua ad ascoltare l’album, alla fine sarà impossibile non innamorarsene.

9.5 / 10

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Edda @ Circolo degli Artisti, Roma (24-11-2009)

Edda e il gruppo a inizio concerto

Edda e il gruppo a inizio concerto

Tengo sempre aperto sullo schermo del Mac un documento di testo vuoto, salvato a nome “Edda – Semper Biot.rtf” da un paio di mesi. Ogni tanto ci scrivo qualcosa, poi cancello e riscrivo e alla fine torna sempre bianco. E mi dico: “No, per Edda devo tirare fuori una recensione eccezionale. Niente roba tirata lì, niente filler”. E poi finisce che vado al concerto di Edda e su Kill Yr Idols ancora niente recensione, e allora devo decidere come impostare questo live report, se parlare di Edda o pure lasciarmi spazio per una recensione che a questo punto, chissà se mai vedrà la luce.
Ma sono ottimista, almeno su questo argomento, e quindi di Edda non parlerò.
Parlerò invece del suo concerto, e se certe sensazioni, certe emozioni, non le capite, aspettate di leggere la recensione, oppure semplicemente uscite e comprate Semper Biot.

Edda urla

Edda urla

Poche persone ieri sera al Circolo degli Artisti, ma è giusto così. Edda deve rimanere una gemma rara e nascosta, non perdersi nuovamente nel successo. E a guardarlo e sentirlo, sembra proprio che è quello che vuole lui stesso.
Salgono sul palco in tre; Edda è remissivo, sorride emozionato, con quella testa che sembra Lindo Ferretti, però Hare Krishna.
Parla poco per la timidezza, e sottolinea che un tempo era un grande comunicatore… ma ora. Ma anche ora, Edda, fidati: non riuscirai a mettere due parole di fila, ma la tua voce comunica anche troppo.
La scaletta ripercorre quasi perfettamente Semper Biot, inserendo un paio di graditi extra ripresi da vecchie e nuove amicizie (un pezzo dei Ritmo Tribale e uno di Moltheni).

Edda canta

Edda canta

Ma delle canzoni che su disco già trasmettono emozioni incontrollabili e violente, cosa ancora può arrivare in live?
La voce di Edda è ancora più teatrale, più intensa, lui suda tantissimo pur stando seduto, e ogni tanto si lascia andare a qualche vocetta buffa alla Dalla (scusate la cacofonia, ma con Dalla è inevitabile), impreziosendo e ingrandendo la voce del disco.
La parte musicale delle canzoni, invece, parte sempre simile alla versione in studio per poi divagare in modi diversi da caso a caso, o aumentando in volume e potenza, oppure lasciando più spazio a Edda per i suoi gorgheggi.

Edda e il gruppo a fine concerto

Edda e il gruppo a fine concerto

Quello che Edda trasmette al suo pubblico, prescindendo dalla musica e tenendo in mente solo la sua persona e la sua personalità, è solo e semplicemente lui stesso, semper biot (cioè sempre nudo).
Un uomo che ha avuto, anzi si è creato una vita difficile, ne è uscito dopo anni di dolorose fatiche e adesso sta piano piano reimparando a guardare negli occhi il suo pubblico, a non essere schivo e timido e spaventato. A confrontarsi con il suo passato, come quando ha tentato la canzone dei Ritmo Tribale, e si è fermato subito dicendo che non ce la faceva, ma poi ha aggiunto: “Vabbè, dai, facciamo solo il pezzo che mi piace di più…” e ha cantato solo quello, perchè magari quel passato chissà che sensazioni gli deve dare ancora.

Edda saluta e ringrazia, nascondendosi dietro lo spartito

Edda saluta e ringrazia, nascondendosi dietro lo spartito

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