Seconda tornata di compilations per questo mix valentiniano di brani tristi, oscuri e depressi, di amori mai avuti, mai espressi, perduti e che mai torneranno.
Articoli con tag alternative rock
C02 – The Bloody Valentine
feb 20
C01 – Hot Water Noise
feb 15
Inauguriamo la sezione delle compilations con questa Hot Water Noise (Rumore per Organi Caldi), composta di musica cattiva e violenta, veloce ma anche no, tribale quando necessario, potente sempre e comunque!
Edda – Semper Biot
dic 27
Io e te, io e te
Tu vieni solo per uccidere
Ammazzami, se ci riesci, finiscimiIo e Te
| Autore | Titolo | Anno | Etichetta | Genere | Provenienza |
|---|---|---|---|---|---|
| Edda | Semper Biot |
2009 | Niegazowana | Indie Rock / Alternative Rock | Milano, Italia |
Doverosa premessa:
Scrivere una recensione negativa o mediocre o discreta (diciamo, in voti, da 0 a 8) è facilissimo: ci si limita a descrivere pro e contro, magari una rapida sintesi della carriera dell’artista e via.
Scrivere una recensione molto positiva (da 8.5 in su) per un album di anni fa è ugualmente facile: si hanno molti riferimenti e spunti da poter prendere e si sa già il mondo come la pensa, quindi non ci si espone a brutte figure.
Ma quando si da del capolavoro a un album appena uscito, allora i rischi sono tantissimi e i tentennamenti idem.
Sono passati mesi dall’uscita di questo album, e io l’ho sentito a cadenza regolare almeno una volta a settimana, a volte di più. E ogni volta mi dicevo: “Gli dò 10, cazzo”, poi me lo rimangiavo, proprio per evitare figuracce.
Ma ad ogni ascolto la voglia di assegnare la perfezione al disco aumentava e aumentava.
E alla fine mi sono deciso a dargli 9.5. Ma solo perché voglio riservarmi la possibilità di cambiare il voto fra qualche tempo… :D
Dopo tredici anni di buio e dimenticanza, di eroina e riabilitazione, di lontananza dalle scene e ritorno da muratore, arrivano su YouTube dei filmati di un vecchio cantante, Stefano “Edda” Rampoldi, relativamente famoso negli anni ‘90 per il suo gruppo rock, i Ritmo Tribale.
Quei pezzi, intimi e intensi, si fanno notare dall’etichetta indipendente Niegazowana, e alla fine esce il disco, Semper Biot.
Edda, fragile, canta o per meglio dire recita le sue intime ferite, la sua vita sconvolta, le sue crisi religiose, la sua sessualità, la tossicodipendenza e il perdersi all’Ikea.
Su uno sfondo di chitarra acustica e di minimalistici violini e synth, la sua voce assurda e complicata, così fastidiosa e difficile da apprezzare nei primi ascolti, si dipana struggente attraverso le storie narrate dell’album.
Usa una poetica frammentaria e tagliente, allegorica e onirica, ironica e oscura, che si integra perfettamente con lo stile di Semper Biot.
La timidezza di Edda è palpabile, reale come i temi trattati, e allo stesso tempo è sfuggente, sovrastata da dolcezza e rabbia, e da qualsiasi altra emozione possibilie nella gamma emotiva di un uomo dalle analoghe esperienze.
La potenza di questo album è proprio nello svelamento di tutte le debolezze più interiori e nascoste, il doloroso realismo comunicato, la verità trasudata, la sincerità espressa da Edda, il suo mettersi a nudo (“per semper biot”, cioè “per sempre nudo” in milanese).
L’unica nota dolente, se così può essere chiamata, è il grande sforzo necessario ad approcciare Semper Biot.
Oltre alla mia esperienza personale, la maggior parte dei commenti relativi all’album sono proprio di disappunto e perplessità per i primi ascolti, e di amore incondizionato dopo qualche settimana.
Il fatto è che il minimalismo della musica e l’atipicità della voce di Edda sono un grosso ostacolo potenzialmente per chiunque. Ma se si ha la fortuna di rimanerne comunque attratti e si continua ad ascoltare l’album, alla fine sarà impossibile non innamorarsene.
9.5 / 10
Tengo sempre aperto sullo schermo del Mac un documento di testo vuoto, salvato a nome “Edda – Semper Biot.rtf” da un paio di mesi. Ogni tanto ci scrivo qualcosa, poi cancello e riscrivo e alla fine torna sempre bianco. E mi dico: “No, per Edda devo tirare fuori una recensione eccezionale. Niente roba tirata lì, niente filler”. E poi finisce che vado al concerto di Edda e su Kill Yr Idols ancora niente recensione, e allora devo decidere come impostare questo live report, se parlare di Edda o pure lasciarmi spazio per una recensione che a questo punto, chissà se mai vedrà la luce.
Ma sono ottimista, almeno su questo argomento, e quindi di Edda non parlerò.
Parlerò invece del suo concerto, e se certe sensazioni, certe emozioni, non le capite, aspettate di leggere la recensione, oppure semplicemente uscite e comprate Semper Biot.
Poche persone ieri sera al Circolo degli Artisti, ma è giusto così. Edda deve rimanere una gemma rara e nascosta, non perdersi nuovamente nel successo. E a guardarlo e sentirlo, sembra proprio che è quello che vuole lui stesso.
Salgono sul palco in tre; Edda è remissivo, sorride emozionato, con quella testa che sembra Lindo Ferretti, però Hare Krishna.
Parla poco per la timidezza, e sottolinea che un tempo era un grande comunicatore… ma ora. Ma anche ora, Edda, fidati: non riuscirai a mettere due parole di fila, ma la tua voce comunica anche troppo.
La scaletta ripercorre quasi perfettamente Semper Biot, inserendo un paio di graditi extra ripresi da vecchie e nuove amicizie (un pezzo dei Ritmo Tribale e uno di Moltheni).
Ma delle canzoni che su disco già trasmettono emozioni incontrollabili e violente, cosa ancora può arrivare in live?
La voce di Edda è ancora più teatrale, più intensa, lui suda tantissimo pur stando seduto, e ogni tanto si lascia andare a qualche vocetta buffa alla Dalla (scusate la cacofonia, ma con Dalla è inevitabile), impreziosendo e ingrandendo la voce del disco.
La parte musicale delle canzoni, invece, parte sempre simile alla versione in studio per poi divagare in modi diversi da caso a caso, o aumentando in volume e potenza, oppure lasciando più spazio a Edda per i suoi gorgheggi.
Quello che Edda trasmette al suo pubblico, prescindendo dalla musica e tenendo in mente solo la sua persona e la sua personalità, è solo e semplicemente lui stesso, semper biot (cioè sempre nudo).
Un uomo che ha avuto, anzi si è creato una vita difficile, ne è uscito dopo anni di dolorose fatiche e adesso sta piano piano reimparando a guardare negli occhi il suo pubblico, a non essere schivo e timido e spaventato. A confrontarsi con il suo passato, come quando ha tentato la canzone dei Ritmo Tribale, e si è fermato subito dicendo che non ce la faceva, ma poi ha aggiunto: “Vabbè, dai, facciamo solo il pezzo che mi piace di più…” e ha cantato solo quello, perchè magari quel passato chissà che sensazioni gli deve dare ancora.
The kids of today should defend themselves against the 70’s
It’s not reality, just someone else’s sentimentality
It won’t work for you
Baby boomers selling you rumors of their history
Forcing youth away from the truth of what’s real todayAgainst the 70’s
| Autore | Titolo | Anno | Etichetta | Genere | Provenienza |
|---|---|---|---|---|---|
| Mike Watt | Ball-Hog or Tugboat? | 1995 | Columbia | Alternative Rock | California, USA |
Per recensire Ball-Hog or Tugboat?, mi limiterò a riportare l’elenco degli amici di Mike Watt che hanno partecipato all’album.
Un elenco che parla da sé.
Mike Watt (Minutemen, fIREHOSE, The Stooges)
Dave Grohl (Nirvana, Foo Fighters, Queens of the Stone Age)
Nels Cline (Wilco)
Eddie Vedder (Pearl Jam)
J Mascis (Dinosaur Jr)
Cris Kirkwood (Meat Puppets)
Curt Kirkwood (Meat Puppets)
Gary Lee Corner (Screaming Trees)
Krist Novoselić (Nirvana)
Carla Bozulich (Evangelista)
Michael Preussner
Joe Baiza (Saccharine Trust)
Paul Roessler (The Screamers)
Danny Frankel
Spot (produttore per la SST)
Evan Dando (The Lemonheads)
Bob Lee
Zander Schloss (Circle Jerks)
John Strohm (The Lemonheads)
Anna Waronker (That Dog)
Petra Haden (That Dog, The Decemberists)
Rachel Haden (That Dog, The Rentals)
Black Francis (Pixies)
Keith McCaw
Stephen Perkins (Jane’s Addiction)
Thurston Moore (Sonic Youth)
Lee Ranaldo (Sonic Youth)
Steve Shelley (Sonic Youth)
Epic Soundtracks
Henry Rollins (Black Flag)
Wayne Griffin
Butler
Mark Lanegan (Screaming Trees, Queens of the Stone Age, Mad Season)
Brock Avery
Todd Rigione
Mike D (Beastie Boys)
Tony Atherton
Coco Hayley Gordon Moore (la figlia di Thurston Moore e Kim Gordon dei Sonic Youth)
Flea (Red Hot Chili Peppers)
Vince Meghrouni
Pat Smear (The Germs, Foo Fighters)
Dave Pirner (Soul Asylum)
Tiffany Anders
Richie West
Kathleen Hanna (Bikini Kill, Le Tigre)
Bernie Worrell (Parliament, Funkadelic, Talking Heads)
Ad-Rock (Beastie Boys)
Ronda Rindone
Mario C (Beastie Boys)
Tony Maxwell (That Dog)
Bastano?
8 / 10
Baustelle – Amen
ott 14
| Autore | Titolo | Anno | Etichetta | Genere | Provenienza |
|---|---|---|---|---|---|
| Baustelle | Amen | 2008 | Warner Music Italy | Alternative Rock | Siena, Italia |
All’inizio lo mal sopportavo, limitandomi ad ascoltare i 2-3 pezzi migliori tipo Il Liberismo Ha i Giorni Contati, Alfredo e L’Uomo del Secolo. Poi inevitabilmente mi è venuta voglia di esplorare meglio il disco per intero e lentamente ma inesorabilmente, mi è entrato in testa.
Per quanto io odi quelle due voci fastidiose e snob, quelle melodie spesso pacchiane o troppo citazioniste della musica leggera italiana, alla fine, per quantità di ascolti, non posso non ritenere questo disco il migliore italiano del 2008.
8 / 10
E balli da sola, con mille occhi su di te, lasci senza parola ogni idiota che ti vede sorridere, ma quando scende la sera lo sai che quel sorriso non dura. Così resti da sola. Lo sai che prima o poi ci cascherai ancora. Come un’idiota ti innamorerai di un altro idiota ancora.
Tutti gli Uomini
| Autore | Titolo | Anno | Etichetta | Genere | Provenienza |
|---|---|---|---|---|---|
| Giorgio Canali & Rossofuoco | Nostra Signora della Dinamite | 2009 | La Tempesta / Universal Music | Alternative Rock / Indie Rock | Italia |
Ex CCCP e CSI, militante attualmente nei PGR, Giorgio Canali porta avanti un suo progetto solista dal ‘98 con i Rossofuoco. L’ultimo lavoro si intitola Nostra Signora della Dinamite e in molti ascoltandolo, potrebbero pensare che il suo cuore ruvido, si sia ammorbidito.
Maybe it is. Maybe not.
Se dovessi riassumere l’intero disco con un aggettivo, userei la parola intimista. In tutte le tracce si respirano molteplici sensazioni ancorate a minuziose istantanee, che potrebbero essere figlie di una qualunque notte delle nostre vite. È per questo motivo che Nostra Signora della Dinamite non lascia impassibili. Dopo tutta la furia e l’incazzatura del precedente Tutti Contro Tutti, Canali si arresta svuotato, riflessivo e nostalgico. Il disco è immerso in una malinconia assoluta, quel sentimento che ti fa guardare fuori dalla finestra, verso l’orizzonte e ti sbatte davanti il trailer dei tuoi ultimi anni. Il percorso di vita di un essere umano come tanti che continua a sbandare, inciampa, si rialza e inciampa ancora, com’è raccontato nel brano che dà il titolo all’album: “…studio i miei lividi, ci leggo dentro il mio destino, unghie, graffi, brividi, vedo come eravamo ieri e questi buchi neri che ci devastano il firmamento, inghiottono ciò che resta di noi, ci svuotano dentro…”.
Dominante è l’importanza dei testi. Parole che aprono solchi nel cuore. Frasi che capitano nel nostro cervello, ma che ricacciamo via per paura di sporcarci la bocca: “…e così guardi questa città con la speranza di vederla svanire, ma qui, in questo fac-simile di brutto sogno, non c’è niente che ti possa svegliare e ti chiedi perché sono qua ma forse è meglio non ricordare…“, (da Rifugi di Emergenza).
Le linee musicali, tutt’altro che articolate, passano in secondo piano, ma non vi è affatto un’esigenza diversa, la musica scorre in funzione delle parole. Parole che Canali rimescola a suo piacimento, citazioni di canzoni, come accade in Nuvole senza Messico dove viene riesumata Volare di Modugno, parole che raccontano un passato non troppo lontano, MP nella BG è un rimando a Pantani, nominato più volte all’interno del pezzo stesso.
Insomma, Canali riesce a toccare diverse corde e lo fa con una mira precisa, tant’è che a sentire Tutti gli Uomini, un bel po’ di maschietti so che vorrebbero cambiare sesso per 4 minuti e 13 secondi, solo per poter urlare: “…e balli da sola, con mille occhi su di te, lasci senza parola ogni idiota che ti vede sorridere, ma quando scende la sera lo sai che quel sorriso non dura. Così resti da sola. Lo sai che prima o poi ci cascherai ancora. Come un’idiota ti innamorerai di un altro idiota ancora…”.
Un disco molto bello che a volerla dire tutta fa scendere anche qualche lacrima (M.me et Mr. Curie è un capolavoro di poesia con una coda strumentale da brivido), un disco su cui soffermarsi, da consumare e fare proprio. Dieci tracce squisitamente reali che pongono Giorgio Canali, togliendo ogni ulteriore dubbio, tra le fondamenta della musica italiana.





